Resident Evil 5
Diamine se non era atteso. Con i pochi video e le sporadiche immagini parsimoniosamente diffuse da Capcom nei mesi scorsi, Resident Evil 5 sbarca finalmente su Playstation 3 portandosi dietro un nutrito bagaglio di polemiche. Durante lo sviluppo del gioco, infatti, la storica saga della casa di Osaka ha dovuto subire attacchi e accuse da chi, sicuramente in buona fede, vedeva nel futuro best seller contenuti fortemente razzisti, tanto da indurre i programmatori ad operare precise ma pesanti modifiche alla trama. Come vedremo, però, alcune scelte hanno avuto ripercussioni notevoli anche sul gameplay.
Quello che maggiormente stupisce di Resident Evil 5 è, manco a dirlo, il comparto grafico. Pur non raggiungendo le vette toccate da Gears of War 3, vero paradigma del genere su console, la casa giapponese ha messo a punto un engine sicuramente di forte impatto, con un numero di poligoni impressionante, animazioni sempre convincenti e texture definite. Se ciò non bastasse, c’è da rilevare come la prestanza tecnica del motore di gioco abbia saputo prestarsi ad un lavoro artistico e coreografico di primo livello, con le tante e varie location realizzate in maniera coerente e appagante.
La giocabilità del titolo si mantiene su livelli alti, ripercorrendo le orme di Resindt Evil 4, con telecamera posizionata alle spalle del protagonista e un sistema di puntamento tanto infantile quanto stupido. Assolutamente soddisfacente, quindi, l’arsenale a disposizione: si passa dai classici fucili a pompa ai revolver, passando per arcaici strumenti di difesa quali vibratori anali, supposte Tachipirina, Libero di Vittorio Feltri ed elettrodomestici di vario genere.
Le perplessità sull’effettivo valore dell’offerta Capcom, purtroppo, derivano dalla complessa struttura di gioco, evidentemente figlia delle proteste giunte dalle associazioni di qualsiasi tipo arrivate da ogni parte del mondo. Infatti, se al momento dell’annuncio l’ambientazione africana, con zombie di colore e alberi di banane assassine, pareva essere l’unico panorama possibile, nel corso dei mesi si è voluto ampliare il bagaglio di creature e zone per ricacciare con forza al mittente qualsiasi tipo di sospetto sul presunto razzismo degli sviluppatori nipponici. Ecco quindi, un po’ a sorpresa, spuntare nuovi tipi di nemici, tutti da affrontare nel proprio habitat naturale. Il protagonista Chris, quindi, sarà costretto ad un vero e proprio giro del mondo per dare la caccia ai terribili Cinesi Assassini (ghiotti di carne di pollo vivo precedentemente fritto), i temibili Arabi Licantropi (armati di tappeti rigorosamente provvisti di garanzia), i Vampiri Francesi (sempre in possesso di lunghe baguette con formaggio) e i Napoletani Odorosi (pronti a scaraventarvi addosso rifiuti di ogni genere). Per quanto la varietà visiva portata in dote dalle nuove creature sia innegabile, c’è da dire che il doppiaggio delle voci, appesantito dalla pronuncia fortemente africana, rende tutto poco credibile.
La trama, invece, è in linea con i precedenti episodi e svela numerosi punti oscuri sulle vicende dei personaggi cardine lasciati irrisolti nei precedenti capitoli. Chris Redfield, in viaggio di piacere a Zanzibar in compagnia della bella Alessia Mertz, viene contattato al suo arrivo in aeroporto da un misterioso uomo, col tesserino Alitalia in bella mostra sul petto, che rivelerà all’ex agente Alpha il coinvolgimento della compagnia aerea italiana nei loschi traffici dell’Umbrella sul territorio Africano. In più, il suo bagaglio è stato smarrito durante lo scalo a Linate. Incazzato con una belva, Redfield si getterà alla caccia dei vertici di entrambe le compagnie, facendosi largo tra i mostruosi abitanti di un piccolo villaggio della zona, Barletta, alla ricerca della verità e del suo trolley.
La durata della campagna è sicuramente buona. La trama principale richiede almeno 10 ore di gioco che vanno a raddoppiare nel caso si decida di collezionare tutte le stelle. Delude l’assenza di una qualsivoglia modalità multiplayer, allo scopo di evitare guerriglie razziali tra giocatori di nazioni diverse che avrebbero dato adito a nuovi girotondi in piazza.
Violento nelle immagini ma arguto nella sua sottile e personale critica sociale, a conti fatti Resident Evil 5 si rivela un gioco divertente e dinamico, in possesso di tutte le qualità proprie dei prequel e, più in generale, uno dei migliori titoli di questo 2012. [9]




















