Guerre stellari crescono
Quasi sicuramente, tra qualche anno, ripensando a Mass Effect e al suo mondo fantascientifico la prima cosa che mi verrà in mente saranno i quattro testicoli dei Krogan. Gente burbera, i Krogan. Gente perennemente incazzata, raramente simpatica ma sempre efficientissima, in battaglia. E, caspita, quattro testicoli!
Oppure ricorderò quella moretta con la quale non mi è riuscito di fare del sesso ma che il mio amico ha conquistato, perché io e lui abbiamo fatto scelte diverse e le mie, come nella realtà, sono spesso ignifighe. Chissà se invece mi tornerà alla mente quel vigliacco di un ambasciatore, o il panorama della Cittadella. Sono certo, però, non potrò mai scordare una storia che, per una volta, era complice e non vittima dell’azione ludica. “Innamorato”, come direbbe un gigante azzurro con problemi ad emozionarsi.
Vomitati di getto in una galassia straordinariamente grande, senza uno straccio di tutorial, si sbatte presto il muso contro un sistema di avanzamento del personaggio – e della squadra in generale – in apparenza troppo macchinoso e complesso. Incapaci di effettuare le giuste contromosse, sul campo di battaglia si finisce subito a gambe all’aria, bastonati anche dal più innocuo e insignificante dei nemici. Ma niente paura: dopo “appena” quindici ore di gioco tutto appare finalmente chiaro, tra gelatine e poteri speciali, ma resta l’amarezza per qualche ora sprecata nella confusione di una curva di apprendimento mal calibrata. A peggiorare il tutto, una squadra di compagni inizialmente dediti al suicidio di massa, incapaci di fare pace con i pochi e semplici ordini impartiti dal giocatore e troppo spesso vittime delle sue stesse azioni. Passerà, migliorerà, ma poteva andare meglio.
Ma è mentre si scende a patti con il sistema di controllo e con l’”arguzia” dei propri compagni, che la valanga di Mass Effect ci travolge e costringe a dimenticare le perplessità. Ancora a passo incerto, si giunge nella Cittadella, dove una storia comincia a delinearsi, dove i protagonisti cominciano ad avere un nome e dove le parole cominciano ad avere un’importanza. Impreziosito dal miglior doppiaggio italiano di sempre, l’ultimo tesoro di Bioware mette in scena una carrellata maestosa di razze aliene e intrugli umani; dona loro un credibile bagaglio di storie passate e li presenta al giocatore lasciandogli la possibilità di scoprirli quanto più a fondo preferisca.
Ma la valanga di sopra è soprattutto una trama emozionante, epica e appagante. Stavolta si fanno scelte importanti, incredibilmente importanti, ed è mentre si decreta la vita o la morte di qualche amico che si comprende quanto si sia rimasti coinvolti a fondo nelle vicende di Shepard. Stavolta non c’è Sephirot a pugnalare la dolce Aeris davanti ai vostri occhi, ma il peso delle responsabilità a costringerci a prendere decisioni difficili.
Una storia divisa in modo netto tra quest principali e secondarie, dove le prime non smettono mai di brillare ma le seconde appaiono già dopo poche ore di gioco l’una la copia dell’altra. Solo qualche minerale da trovare, una montagnola da scalare in Lambretta o una base nemica da ripulire a suon di fuoco e poteri biotici. Sembrerebbe nulla, e probabilmente rimane poco, ma ci si può perdere a guardare la Terra dalla Luna, o a riscaldarsi con l’alba di chissà quale sole in chissà quale galassia. Senza poesia, restano solo un gruppo di nemici da accartocciare e qualche miliardo di oggetti da collezionare. Centocinquanta souvenir da conservare con fare sbarazzino nelle tasche dei propri jeans.
La colonna portante dell’esperienza, però, è la gestione intelligente del proprio gruppo, capace di trasformare la monotonia di scontri troppo simili tra loro in divertenti palestre d’allenamento. Ognuno dei sei personaggi del proprio team, Sheppard escluso, gode di caratteristiche peculiari legate alla sua razza, e ne acquista di diverse in base al modo con il quale si sceglie di far progredire le sue abilità. Naturale, quindi, che si vengano a creare una infinità di possibilità tra le quali scegliere con accuratezza per sfruttare al massimo le capacità di ognuno.
Mass Effect è più difetti che qualità, quando lo vuoi raccontare, ecco la verità. Un universo fatto di scatti, missioni troppo simili tra loro, dialoghi a volte guidati e compagni da prendere a pizze in faccia. Ma è un universo, vero, con tante vite e tante storie ad intrecciarsi l’una sull’altra. Ecco la verità, Mass Effect pugnala alle spalle il videogioco così come Silent Hill lo terrorizzava. Si è parte del gioco, non giocatori, si è asso di coppe e non il vecchietto con la birra. Sono un romantico, questo è vero, ma tra la galassia perfetta, quella da undici, e quella troppo scattosa e imperfetta di Mass Effect, preferisco sempre la seconda, perché mi riempie, perché dai videogiochi so di poter avere di meglio di quanto possa darmi un pallone di cuoio o il dolce forno: emozioni, non giocattoli. sta[9]
Genere: RPG
Piattaforma: 360
Softco: Bioware
Publisher: Microsoft
Versione: Pal
Multiplayer: No
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