Lost Odyssey
È innegabile come Xbox 360 sia vista, in terra nipponica, come una console dall’appeal praticamente nullo. Certo, pensavamo tutti fosse colpa di Peter Moore e delle sue stravaganti idee di marketing applicate alle religione cattolica, ma il suo passaggio in EA non sembra aver migliorato la posizione di Microsoft in Giappone. La realtà, tristemente nota a tutti, è che ai giapponesi Bill Gates sta sulle scatole. E il poco software creato ad hoc per i musi gialli non è bastato ad incrementare in maniera decisa le pessime vendite dell’hardware. Fino ad ora.
Preceduto da una pomposa campagna pubblicitaria e dalle prepotenti aspettative dei disoccupati che hanno tempo da perdere con un jrpg, Lost Odissey è il gioco che il Giappone attendeva. Un titolo che, più di Blue Dragon, è in grado di far vendere la bianca console americana: si tratta di un classico e noioso gioco di ruolo, strabordante nei testi, nei personaggi, con una grafica accattivante e uno spessore ludico degno di una Kraft. La sottiletta, mica il Philadelfia.
I nipponici per queste cose vanno matti, e hanno letteralmente preso d’assalto i negozi già dal giorno del lancio. Così, mentre Gates si gode il successo, Moore aggiorna i rosters dei giochi sportivi EA e Fils-Aime sublima in pratiche autoerotiche per quanto vende Wii, andiamo ad analizzare gli aspetti fondamentali di Lost Odissey.
Lo spunto da cui parte la trama di Lost Odissey è di una tristezza allucinante. Nei panni di un uomo condannato a vivere per mille anni, andrete in giro per il mondo per ritrovare la memoria persa. Non è Vanzina, chiariamoci, ma qualcosa di più frizzante non avrebbe guastato. Ad ogni modo, nei panni di Keim, questo il nome del protagonista, il giocatore dovrà muoversi all’interno di un universo tech-fantasy-truzzo-medieval-orientale, guarnito da una grafica di tutto rispetto. Lo stile dei personaggi, innanzitutto, abbandona il pacioccoso tratto visto in Blue Dragon e ci restituisce un Sakaguchi sicuramente più cazzuto, in grado di donare ai personaggi una maturità troppe poche volte ammirata in titoli di questo genere. Tecnicamente, poi, il gioco non delude: facendo sfoggio dell’Unreal Engine 3, scippato per l’occasione ad Epic, Lost Odissey mette in mostra texture ben definite, giochi di luce convincenti ed effetti particellari di tutto rispetto.
Purtroppo, una struttura di gioco saldamente ispirata a un qualsiasi Final Fantasy non permette un adeguato sfruttamento della fisica, che il potente motore avrebbe garantito senza troppi problemi. Per quanto il gioco fili liscio (tra combattimenti a turni, incontri casuali e nemici invisibili sulla mappa), l’ottimo aspetto visivo cozza, quindi, con dettami videoludici che fanno tanto XX secolo. Cosa non si farebbe per vendere qualche console in più ai giappi.
Sul fronte sonoro, bisogna rimarcare come la qualità di doppiaggio e recitazione sia perfettamente in grado di surclassare qualsiasi telenovela brasiliana. L’epicità restituita ai personaggi, infatti, è miscelata alla perfezione con la sapiente scelta delle musiche, eccellenti nel sollecitare in maniera ottimale le orecchie esigenti dello spettatore medio di Sanremo.
La trama, come anticipato, è ampiamente fallata, con buchi di sceneggiatura degni di X-Files: gli appassionati di vaccate come il Signore degli Anelli la adoreranno.
Spesso noioso, a volte intricato, poche volte emozionante, Lost Odissey si inserisce alla perfezione in quel filone di titoli soporiferi che da decenni appesta gli scaffali dei negozi specializzati, rubando spazio prezioso alle simulazioni calcistiche e agli FPS.
Se fin qui il quadro delineato appare sicuramente soddisfacente, sarebbe scorretto non rilevare l’aspetto peggiore del gioco, su cui troppo spesso gli sviluppatori sembrano non prestare la dovuta attenzione. Il titolo Mistwalker promette, purtroppo, qualcosa come centinaia di ore tra esplorazioni, filmati, dialoghi, combattimenti e rotture di palle che, sinceramente, appaiono troppe anche per il campione mondiale di fancazzismo. Ignorando bellamente il fatto che i videogiocatori siano cresciuti e che abbiano una vita sociale anche loro, il giovane team ci propone un gioco dalla durata ‘ridicola’, chiaramente inadatto a sposarsi con le esigenze di persone che qualche notte di sesso, ogni tanto, vorrebbero pure passarla. Lamentarsi con i giornalisti del fatto che le recensioni dei giochi di ruolo siano completamente inventate e con voti messi a casaccio risulta essere, a questo punto, maledettamente fuori luogo.
Chi si aspettava un gioco in grado di risollevare le sorti di Xbox 360 in Nippolandia è stato sicuramente accontentato. La nostra accurata prova sul campo, infatti, ha evidenziato lacune strettamente ludiche in grado di competere con quelle dei best seller per Wii che infestano le classifiche di vendita. Sembra proprio che Microsoft, finalmente, abbia approntato una strategia accurata per andare incontro ai gusti sempre più discutibili dei giocatori orientali. Per i presunti videogiocatori non in grado di apprezzare la qualità, innegabile, dei blasonati titoli che Europa e America stanno sfornando in questi mesi, Lost Odissey appare una punizione fin troppo leggera. [9]
Piattaforma: Xbox 360
Sviluppatore: Mistwalker
Produttore: Microsoft
Versione PAL
Provenienza: Jap





















